17
apr
Festa... o protesta?
redazione | sm
| costume e società |

 

Ogni anno quando arriva l'8 marzo piovono mimose, auguri e frasi retoriche ormai più per tradizione che per reale coinvolgimento. Una ricorrenza, questa dell'otto marzo, che risale ad un angosciante evento dei primi del novecento quando, oltre cento donne operaie protestarono contro le condizioni nelle quali erano costrette a lavorare e, durante lo sciopero, vennero arse vive all'interno della fabbrica dove erano state rinchiuse.

 

Una data tutt'altro che felice da ricordare e che testimonia abusi e violenze che, dopo oltre cent'anni ancora si ripetono, ogni giorno in ogni paese della terra. Sono storie che non fanno "rumore" perchè accadono in silenzio, così come in silenzio ancora tante donne combattono, in contesti diversi e per motivi differenti, per vedere veramente attuata quella parità che tanto viene identificata come baluardo della civiltà occidentale. Forse, invece di preoccuparci tanto dei burka "visibili" dovremmo curarci di più dei burka invisibii, quelli dietro ai quali tutte le donne - senza distinzione - sono ancora costrette. Sono veli pesanti che come ragnatele ci bloccano, ci imbavagliano e ci impediscono di poter veramente vivere, lavorare e realizzarci "alla pari" dell'uomo. Sono i veli delle tradizioni che vedono la donna ancora inevitabilmente al centro della gestione della famiglia (figli, anziani, casa ecc.). Sono i veli delle strutture educative, soclali e assistenziali inadeguate o addirittura inesistenti, che costringono spesso le donne a "scelte" di vita forzate. Sono, ancora, i veli del silenzio, nel quale molte donne consumano drammi incredibili, troppo spesso taciuti. Il silenzio di "voci mancanti"nell'economia e nella politica, a causa della scarsissima partecipazione delle donne in questi presidi essenziali. Sono i veli della società occidentale, quelli che si fa fatica ad ammettere di portare, noi donne per prime. Sì, perchè quando la nostra vita non è altro che una somma di piccole grandi conquiste: riuscire a trovare lavoro, realizzarsi professionalmente senza mandare all'aria l'equilibrio della coppia, avere figli in età non eccesivamente matura, riuscire a conciliare professione, figli, casa e coppia.... poi come possiamo ammettere che tutta questa fatica, in fondo, potrebbe essere in buona parte risparmiata? Sarebbe come ammettere che abbiamo fatto un errore di tattica e forse è proprio così. Se non riusciamo a stare in equilibrio sul filo della donna perfetta (wonderwoman?), forse dovremmo tagliare definitivamente quel filo e, noi per prime, tentare di non pretendere da noi stesse un tale sforzo. Se il sistema costringe le donne ad improbabili carambole, il sistema va cambiato... a partire da noi. Solo allora festeggiare avrà un senso e non solo per le donne, ma per l'intera società.

 

Con queste righe più "impegnate" del solito, vogliamo esprimere il nostro interesse a raccogliere le vostre opinioni e idee su questi importanti argomenti, così come raccogliamo e pubblichiamo i vostri racconti, le vostre esperienze... persino le vostre ricette di cucina! Torniamo volentieri a parlare di "cose belle" e "leggere" perchè anche di quelle c'è bisogno!


Donne nepalesi. Ph. Apeiron Onlus
Donne nepalesi. Ph. Apeiron Onlus


Infine segnaliamo volentieri un progetto molto importante a sostegno delle donne nepalesi. Possiamo regalare una "cartolina-mimosa rossa" per sostenere le attività dell'associazione Apeiron Onlus. Leggere le esperienze di queste donne può darci il senso di quanto possa cambiare la vita di una donna (di un essere umano), a seconda della situazione in cui viene a trovarsi.









 
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Vicky La Perfida