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apr
Diario di viaggio, il confidente di ogni avventura
redazione | gr
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È come una droga. Da quando ho cominciato non posso più farne a meno.


Il mio primo diario l’ho fatto in occasione di un viaggio che desideravo da tanto: gli Stati Uniti. Da anni mi ero laureata in lingue con una tesi su un autore americano, ma senza essere mai stata oltreoceano. Per lungo tempo ho avuto il desiderio di respirare un po’ di quella cultura. Quando finalmente ho potuto mettere piede in Nord America (Stati Uniti e Canada), ho sentito l’impulso di memorizzare non solo i luoghi e gli itinerari turistici, ma soprattutto le mie emozioni, i suoni, i profumi, i sapori che sentivo, le persone che incontravo. Oltre a scrivere, attaccavo alle pagine biglietti, cartoline, adesivi… Tutti quei piccoli compagni di viaggio che, insieme alle parole, ricostruivano quella esperienza.

Da allora nei miei viaggi ho sempre portato con me un quaderno speciale, magari cartonato, colorato, ogni volta diverso. Questo piccolo oggetto diventa il mio confidente di ogni avventura. Lo porto sempre con me e scrivo quando posso, magari seduta ad un bar in un momento di pausa, oppure sul prato di un giardino o sulla spiaggia. Se sono sola, mi tiene compagnia. Se la mia metà è con me, condivido con lui quel momento e talvolta gli chiedo di scrivere una frase.




Confesso di sentirmi tornare un po’ bambina e di adorare i collage che faccio sulle pagine. Ritaglio dépliant, quelli che si trovano sul comodino degli hotel nelle grandi città o quelli che illustrano le escursioni della zona. Cerco immagini dei luoghi che ho visitato e li incollo sul quaderno a completamento dei mie racconti. Il mio modo di raccontare i miei viaggi è quasi da “scrapbooking”, l’arte (alcuni la definiscono così) di raccontare attraverso ritagli, fotografie, nastrini, disegni. È un modo molto personale e divertente di esprimere la mia creatività, per di più per un pubblico assai limitato: io e talvolta il mio lui.


Da ogni viaggio torno con un prezioso libricino, che ripongo sullo scaffale dei diari di viaggio. Ogni tanto ne sfoglio qualcuno e ritrovo, senza pretese proustiane, un po’ del tempo perduto.

 









 
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Vicky La Perfida