17
apr
Insuccessi scolastici. Parte seconda: il ruolo dei genitori
contributo | Gloria Gandolfi - Counselor professionale della coppia - gandolfi.gloria@alice.it
| bimbi & mamme | famiglia & affetti | psicologia |

L’insuccesso scolastico può venire da molti fattori; frequentemente dopo la terza media la scelta della scuola superiore si rivela sbagliata, a volte perché il ragazzo segue gli amici piuttosto che una vera inclinazione per quel tipo di studio, altre perché opta per la scuola comoda vicino a casa o ancora i genitori desiderano equipararlo al fratello o sorella maggiore di solito “tanto bravo/a”…

 

Numerosi genitori influenzano la scelta della scuola del figlio, che, non ci scordiamo, vuole prima di tutto piacere a loro, non deluderli, anche se forse non lo verbalizzeranno mai.


Ph. Photodisc
Ph. Photodisc


 

Lavorando con le famiglie, verifico spesso che il problema si acuisce anche a causa delle tentate soluzioni ricercate, ma tutte dello stesso tipo: i genitori nel tentativo di migliorare il rendimento scolastico del figlio provano con le minacce, le punizioni, poi le promesse seducenti se non con i ricatti.

 

Queste sembrano essere queste soluzioni diverse, ma in realtà provengono da un’unica matrice di pensiero: noi vogliamo che tu studi e facciamo di tutto perché tu che non vuoi studiare lo faccia comunque. È il perverso meccanismi del più il figlio rifiuta di studiare spontaneamente e più i genitori si arrampicano sugli specchi per incitarlo a lavorare di più. Nasce un circolo faticoso e doloroso per tutti.

 

Allora che fare? Prima di tutto è necessario che il ragazzo parli, si possa esprimere liberamente senza timore di sentirsi giudicato; la mancanza di motivazione nasce sempre da qualcosa…

È anche frequente vedere ragazzi che non possiedono un metodo di studio efficace, quindi i loro sforzi non corrispondono a successi e l’autostima si abbassa, la mancanza di “voglia” comincia a farsi sentire.

 

Per studiare serenamente i ragazzi hanno bisogno di silenzio, di un proprio spazio personale, un metodo di studio da apprendere, di attenzione sulla loro persona e non solo sui risultati ottenuti, di vicinanza fisica ed emotiva di tutti e due i genitori, interesse e non ossessione.

 

I ragazzi sono molto sensibili anche agli umori della coppia genitoriale, sentono se ci sono conflitti e hanno sempre una grande paura della separazione, fanno fatica con le famiglie ricomposte con l’eventuale presenza di nuovi compagni dei genitori. L’emotività disturba molto la razionalità  dell’apprendimento.

 

Qui puoi leggere la prima parte dell'articolo.

 

 

TI POTREBBE PIACERE ANCHE:

Taglia e cuci quanto vuoi! Dialogo genitori-figli

Lasciare il nido

 

 

 









 
spacer
"&vAlt&"


Vicky La Perfida