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apr
La Via del Tè: tra antiche leggende e filosofia zen
contributo | Acqua calda per il Tè - www.acquacaldaperilte.it
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L’uomo ha da sempre ammantato di sacralità ciò che ama e nel corso dei secoli il tè è stato molto amato.

 

Prima di diventare bevanda da salotto era una medicina e, sulle sue origini, si sono create molte leggende che parlano di pozzi, di draghi, di acque e di fiori.


Ph. Sozaijiten
Ph. Sozaijiten


Una delle più note racconta che Bodhidharma, patriarca del buddismo zen, aveva deciso di passare sette anni in meditazione, senza interrompersi neppure per dormire. Quando si accorse che il sonno lo vinceva si strappò le palpebre e le gettò per terra. In quel punto nacquero le prime piantine di tè.

 

È un racconto che, come tutte le leggende, intende sottolineare un elemento di realtà:

il tè veniva usato per alleviare la fatica, stimolare la concentrazione, rinvigorire e allietare lo spirito, rafforzare la capacità di pensare. I buddhisti portavano sempre con sé l’occorrente per prepararlo durante i loro viaggi per il paese, mentre i taoisti lo consideravano un elisir di lunga vita.

 

Nel mondo del buddhismo zen acquistò inoltre la dimensione di cerimonia. I monaci elaborarono un rituale bevendolo comunitariamente, davanti all’immagine di Bodhidharma.

Da quest’usanza si sviluppò la cerimonia del tè giapponese che assunse la sua forma definitiva nel XV sec. e che rappresenta uno degli aspetti più tipici e raffinati della cultura nipponica.

 

Come l’ikebana o la calligrafia, la cerimonia del tè è espressione concreta di uno dei principali concetti zen: ciò che è importante è l’attimo che vivo, “l’adesso” che è effimero come un fiore di pesco, unico e irripetibile; è quindi necessario assaporare ogni attimo e compiere ogni gesto con la massima partecipazione e consapevolezza.

 

La Via del tè tende a questa perfezione: cogliere la bellezza dell’irripetibile, e il tè si fa strumento che avvicina alla bellezza delle piccole cose, alla preziosità dell’attimo, al linguaggio della natura.

 

Coltivando atteggiamenti interiori di:

Armonia (WA), che sa accettare e integrare le differenze, che nell’esistenza degli opposti non vede il conflitto, ma la forza dinamica che muove la natura;

Rispetto (KEI), che si esprime nel sentimento di gratitudine profonda per tutto ciò che esiste, dall’uomo alla pianta, dall’acqua alle rocce;

Trasparenza interiore (SEI) frutto della pace con se stessi;

Tenerezza (JAKU), che riconosce la precarietà delle cose e per questo le rispetta e le ama.

 

Ciò spinge a far tesoro di ogni incontro, nella sua unicità e a coltivare l’arte di vivere con pienezza e spessore.

 

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Vicky La Perfida